Voci d’Europa. Nicola Mondini: “L’UE deve essere più vicina ai giovani”
Dal sito del Dipartimento per le Politiche Europee, Presidenza del Consiglio dei Ministri
“Gli anatemi lanciati contro l’Unione per misere esigenze propagandistiche o elettorali sortiscono il loro effetto più disastroso sui più giovani”. Un’amara riflessione quella di Nicola Mondini, studente universitario napoletano, da anni impegnato nelle scuole a parlare di Europa. Il 14 febbraio scorso Mondini lancia dalle colonne del quotidiano La Stampa un grido d’allarme. L’Europa si allontana dai più giovani, da chi semmai dovrebbe essere più affascinato all’idea di uno spazio senza frontiere, fatto di valori e ideali comuni, dove poter viaggiare e studiare liberamente, scambiare con coetanei di Paesi e culture diverse le proprie esperienze.
Così è sempre stato, ci racconta Nicola Mondini che abbiamo raggiunto al telefono un mese dopo il suo articolo-denuncia. “In questi anni, frequentando le scuole del territorio ho incontrato tante ragazze e ragazzi, e i più giovani erano i più appassionati all’Europa e ai valori di cui è portatrice”.
Poco tempo fa, i primi segnali che qualcosa stava cambiando. “Ero in un istituto superiore di Napoli dove peraltro studiano il diritto e conoscono le tematiche europee. I ragazzi parlavano per slogan, per frasi fatte. Si capiva che il linguaggio non era il loro, che erano stati influenzati da ciò che avevano sentito intorno a loro. “Europa germanocentrica”, “Europa sotto il dominio della Germania”, “Facciamo come Cameron un referendum e usciamo dall’Unione”. E nonostante cercassi di favorire una riflessione che uscisse da questi schemi, era forte la sensazione di un sentimento ormai diffuso, di un rigurgito antieuropeista che non avevo mai avvertito”.
Un caso non isolato, ci spiega. “Proprio ieri sera un collega di Roma mi diceva il senso di smarrimento avvertito in alcuni licei della capitale dove si era recato. Ma anche in Emilia Romagna, terra molto legata ai valori europei, ho ricevuto segnali in tal senso”.
Nicola Mondini da anni insieme ad altri volontari cerca di portare l’Europa nelle scuole. E’ impegnato nell’organizzazione del MEP, il Model European Parlament, una simulazione del Parlamento europeo che in Italia coinvolge 24 scuole (nella foto, una riunione MEP in una scuola di Palermo). Gli studenti “europarlamentari” discutono di temi e attività europee, aiutati e facilitati dai giovani volontari del MEP e dai docenti. Discutono risoluzioni, le votano e le approvano o respingono. Le risoluzioni varate poi vengono inviate a Bruxelles. Il MEP ha una fase regionale e poi un incontro a livello nazionale, l’ultimo a Roma lo scorso novembre tenutosi solennemente presso l’Aula di Montecitorio. Infine, vive una sessione europea che si svolgerà il prossimo mese di aprile in Inghilterra.
Nel suo articolo di un mese fa, Nicola Mondini fa risalire ai toni della recente campagna elettorale una delle ragioni di questo sentimento poco europeista. Ora, aggiunge altri due fattori. “Il venir meno di quello spirito solidaristico tipico dell’Unione a fronte dell’affermarsi di modelli self-made man e la perdita del valore dello scambio che pure in tempi come questi con gli strumenti telematici a disposizione la condivisione di idee, pensieri, contenuti dovrebbe moltiplicarsi; e invece i social media sono diventati ormai contenitori di messaggi effimeri o propagandistici che non colgono il problema”.
E poi, il suo appello alle istituzioni. “Bisogna tornare a parlare d’Europa ai ragazzi senza piegarsi alle necessità propagandistiche del momento e le istituzioni europee devono avvicinarsi ai più giovani, oggi invece l’Europa è avvertita come distante, lo riscontriamo ogni giorno, e la distanza spesso è la prima fonte della sfiducia”
